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La
Tricopigmentazione®: L’impiego del
Tatuaggio estetico nella calvizie ed
in esiti cicatriziali
post-autotrapianto
Di Ennio ORSINI – Dermopigmentista
Brevetto e
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E’ un soluzione
poco conosciuta, quanto efficace e
comoda. Accompagnata da svariate
dicerie infondate, proposta da
pochissimi dermopigmentisti
specialistici, ed aimè spesso
rappresentata da lavori mal
eseguiti, stiamo parlando del
tatuaggio estetico sul cuoio
capelluto meglio conosciuto con il
nome Tricopigmentazione®.
Principali
campi di applicazione della
Tricopigmentazione®
L’impiego del
tatuaggio estetico nei problemi
legati alla calvizie è ampio ed a
volte provvidenziale. Di seguito
sono elencati i principali casi in
cui questo trattamento può dare
notevoli miglioramenti estetici:
-
Cicatrici nucali da
autotrapianto FUT (lineare).
Fig.1
-
Cicatrici nucali da
autotrapianto FUE (puntiforme).
Fig.2
-
Cicatrici generiche sul cuoio
capelluto. Fig.3
-
Alopecia areata. Fig.4
-
Alopecia androgenetica. Fig.5
-
Diradamenti generici. Fig.6
Il risultato
ottenuto con la Tricopigmentazione®
Una delle
tecniche fondamentali di questa
disciplina è denominata “Bounce ®
”. Non è altro che una
implementazione delle vecchie
tecniche già presenti per questo
scopo. La manualità, ed i parametri
di lavoro sono stati, presi, rivisti
e perfezionati per dar vita ad un
vero e proprio protocollo operativo
denominato appunto “Bounce
®” (rimbalzo). Questo sviluppo
ha originato un sistema di lavoro in
grado di produrre un effetto rasato,
realistico e con minor possibilità
di viraggi e migrazioni di colore.
Questi inconvenienti infatti, sono
comuni ai vecchi metodi di lavoro in
cui non si tenevano in
considerazione alcuni
importantissimi fattori che potevano
compromettere il risultato finale.
In figura 7, 8 e 9 sono mostrati gli
inconvenienti che i tatuaggi del
cuoio capelluto potevano dare in
passato.
Una
dermopigmentazione del cuoio
capelluto realistica e naturale, si
dovrebbe presentare con dei
microdepositi puntiformi di pigmento
castano/grigiastro, posizionati nel
derma superficiale ad una opportuna
distanza l’uno dall’altro. Questo
genererà un effetto di capello
rasato o uno scurimento delle zone
diradate, a seconda
dell’applicazione delle tecniche
impiegate.
Durata di
una Tricopigmentazione®
Primo caso:
effettuazione del tatuaggio con
pigmenti bioriassorbibili
Quando la
dermopigmentazione viene eseguita
con pigmenti bioriassorbibili,
(impropriamente detti
“semipermanenti”), è denominata “Tricopigmentazione
bioriassorbibile”, ed in questo
caso può durare da 4/6 mesi, fino a
14/16 mesi. Il lasso di tempo entro
cui il lavoro potrebbe rimanere
visibile è molto ampio, e non si
può in nessun modo stabilire in
anticipo quando scomparirà del
tutto. Anche se normalmente la
dermopigmentazione eseguita con
questi pigmenti con il tempo è
destinata ad andare via del tutto, è
però importante ricordare che
raramente, o in caso di
dermopigmentazione effettuata
scorrettamente, la zona trattata
potrebbe conservare un leggero
alone.
I fattori che
possono accelerare la scomparsa del
pigmento nel derma sono molti, tra
questi i più importanti sono:
-
Il
potere di fagocitosi
nell’individuo
-
L’età dell’individuo (fattore
complementare al precedente)
-
Il
potere ci cicatrizzazione
post-trattamento dell’individuo
-
Conformazione anatomica della
cute dell’individuo
-
Il
tipo di pigmento spinto nel
derma
-
La
tecnica manuale impiegata per la
dermopigmentazione
-
Tempi di esposizione al sole o a
lampade abbronzanti
-
Assunzione di farmaci tipo
anticoagulanti e cortisonici
In virtù di
quanto esposto quindi, si può
affermare che la durata di una
Tricopigmentazione è fortemente
soggettiva.
Di solito si
ottiene un buon lavoro di copertura
con almeno due sedute, anche se in
rari casi è possibile avere un
effetto soddisfacente con un'unica
seduta tatuatoria. La prima seduta
può avere un tempo di esecuzione
variabile in base al lavoro da
svolgere: mediamente và dalle 2 alle
8 ore di lavoro. L’eventuale
seconda seduta di rinforzo,
va fatta non prima di 40/60 giorni
dalla prima. Se dovesse presentarsi
la necessità di eseguire altre
sedute oltre la seconda, è bene
aspettare sempre circa 50 giorni
dall’ultimo trattamento.
Una volta
raggiunta l’omogeneità di tutta la
zona sottoposta al trattamento, il
lavoro si conserverà dignitosamente
per circa 8/10 mesi (dati
statistici). In realtà il pigmento
impiegherà almeno il doppio di
questo tempo per scomparire
totalmente.
Benché
l’impiego di preparati coloranti
bioriassorbibili, possa sembrare
relativamente effimero, ed
eccessivamente difficile da
mantenere, è invece sicuramente la
scelta più prudente e razionale che
può essere presa. La possibilità di
rivalutare le proprie scelte
“annualmente”, rende questa
soluzione ideale per tutti coloro
che non vogliono rischiare
ripensamenti. Ma non solo, in
soggetti predisposti ad
incanutimento (capelli bianchi), la
soluzione temporanea e certamente
quella più adatta.
L’approccio al
tatuaggio estetico del cuoio
capelluto andrebbe sempre fatto
attraverso questo tipo di opzione,
soprattutto per valutare l’effettiva
resa estetica e l’impatto grafico,
che la micropigmentazione della cute
offre.
Secondo
caso: effettuazione del tatuaggio
con pigmenti definitivi
In alcuni
particolari e rarissimi casi, è
possibile eseguire il lavoro con
preparati coloranti definitivi.
Questa scelta deve essere valutata
molto attentamente insieme al
dermopigmentista. Attira la maggior
parte delle persone interessate alla
Tricopigmentazione, prospettando
un’ambitissima conclusione di tutti
i problemi legati ai capelli, ma in
realtà non è così.
C’è da dire che
in natura nulla rimane inalterato
nel tempo, inclusi gli ossidi di
ferro impiegati per la creazione dei
pigmenti. In altre parole, non
esiste la sicurezza che un lavoro
eseguito con preparati coloranti
definitivi rimanga inalterato nella
vita. Può succedere che determinate
tonalità castane, mutando, possano
virare verso altri colori. Anche se
questo inconveniente può essere
relativamente controllato con un
opportuno bilanciamento delle
componenti cromatiche dei castani,
rimane comunque un notevole collo di
bottiglia per la dermopigmentazione
in genere oltre che una scelta molto
rischiosa.
Tra i fattori
che contribuiscono o, in qualche
modo, interferiscono con il fenomeno
del viraggio dei castani impiegati
nel tauaggio ci sono:
-
Esposizione eccessiva ai
raggi ultravioletti: sole o
lampade abbronzanti
-
Forti sbalzi di temperatura
-
Alcalinità dei liquidi
extracellulari presenti nel
derma
-
Purezza delle materie prime
impiegati nei preparati
coloranti impiegati (ossidi di
ferro)
-
Malattie autoimmuni
dell’individuo sottoposto
Nel caso in cui
dovesse presentarsi negli anni un
importante viraggio, che pregiudichi
pesantemente la naturalezza e la
credibilità del lavoro, è possibile
intervenire nei seguenti modi:
-
Rimozione con laserterapia
-
Ritrattando nuovamente la zona
precedentemente trattata, con
una nuova miscela di pigmenti.
Infatti, introducendo ad arte
una componente “antidoto”, è
possibile ripristinare il colore
castano iniziale. (Questo metodo
di ripristino del colore è
certamente il più difficile e
complesso, e non dà garanzie
sull’effettivo successo)
Inoltre rimane
sempre il problema
dell’incanutimento, che in questo
tipo di scelta potrebbe creare un
importante fattore da valutare, ed
eventualmente controllare in tre
modi:
-
Tingere continuamente i capelli
bianchi per evitare lo stacco
con il tatuaggio
-
Rasare a zero i capelli bianchi
ed estendere la pigmentazione
sfumando sulle zone circostanti
o su tutto il cranio
-
Rimuovere il pigmento introdotto
nel derma in precedenza
attraverso laserterapia
Per quanto
riguarda la strategia di copertura
con pigmento definitivo, si
utilizzerà la stessa impiegata con i
pigmenti bioriassorbibili, ossia:
prima seduta da circa 2 – 8 ore
(dipende dal tipo di lavoro da
effettuare: copertura scar, alopecia
areata o rinfoltimento cute), ed
infine eventuale rinforzo dopo 40/60
giorni. Una volta coperta
omogeneamente la zona trattata, il
pigmento rimarrà nel derma per
sempre. Oggi non è possibile
affermare che tale preparato
colorante, rimarrà invariato nel
tempo.
A fronte di
questi rischi è giusto dire che un
buon numero di persone sono già
passate al definitivo senza avere
problemi, ma la mancanza di un vero
e proprio “follow-up” in tal senso,
rende questo dato non
sufficientemente affidabile.
Considerazioni generiche sulle
possibilità di rinforzi (valide in
ambedue i casi)
Il rinforzo
svolto dopo circa 2 mesi può non
essere sufficiente per arrivare ad
una omogeneità della zona trattata.
La probabilità di attecchimento del
colore, dipende da innumerevoli
fattori, non ultimo la soggettività
dell’individuo. Per esempio basti
pensare alla diversa conformazione
del derma in un tessuto sano ed in
uno sclerotizzato (tipo quello
presente nelle cicatrici da
autotrapianto). E’ ovvio che su cute
sana, la cicatrizzazione sarà
migliore, con conseguente aumento
delle probabilità di conservazione
del colore immesso. I tessuti
cicatriziali invece, si colorano più
a fatica!
Per concludere,
è opportuno considerare in ogni
caso, l’eventualità di dover
eseguire anche più di un rinforzo.
Tali rinforzi non vanno
assolutamente eseguiti prima di un
mese e mezzo l’uno dall’altro!
Possibilità
di eseguire una prova colore
pre-trattamento
Anche se il
livello tecnico e qualitativo
raggiunto dai prodotti utilizzati
nella Tricopigmentazione può essere
considerato molto alto, e nonostante
oggi siano rarissime delle reazioni
allergiche in seguito ad un lavoro
di Tricopigmentazione, c’è da dire
che le linee-guida ministeriali
impongono di comunicare a chi si
sottopone ad una qualsiasi seduta
tatuatoria, la possibilità di tali
fenomeni allergologici. Benché molti
operatori consiglino prove colore
pre-trattamento per minimizzare i
rischi di allergie al pigmento,
bisogna tener presente che l'unica
figura professionale idonea ad
esprimere un' opinione circa il
rischio di allergia di una sostanza
spinta all'interno di un organismo,
è l'allergologo. Solo attraverso
analisi approfondite, presso un
centro di allergologia, è possibile
realmente minimizzare i rischi già
infinitesimali. Leggasi
infinitesimali, ossia tendenti allo
zero. Una Tricopigmentazione
andrebbe fatta in condizioni di
sicurezza ma soprattutto da un
professionista specializzato e
riconosciuto. Ciò renderà queste
reazioni ancora meno probabili. In
sostanza essere o diventare
allergici al pigmento è sempre
possibile ma veramente poco
probabile.
In realtà
questa prova andrebbe fatta
dall’operatore solo per valutare
l’eventuale viraggio del pigmento
sottocute. La valutazione di
reazioni allergiche dovrebbe essere
ottenuta solo di seconda intenzione,
perché spettante ad altra struttura.
In relazione al viraggio, gli
operatori più esperti di solito
saltano questa procedura.
Se il cliente
vuole nonostante tutto eseguire tale
procedura è bene sapere che:
-
La prova va
eseguita almeno 40 giorni prima
della seduta di
Tricopigmentazione
-
La prova ha un
costo per il cliente
-
L’intenzione di
svolgere la prova colore va
comunicata preventivamente al
centro di tricopigmentazione,
con relativa prenotazione.
Situazione
post-trattamento
Le domande più
ricorrenti sul post-trattamento sono
sempre relative ai periodi di
recupero: “Potrò tornare a lavoro
il giorno dopo?” oppure
“quanto tempo rimarrà il rossore?”,
o “dopo, potrò guidare la
macchina?”. In realtà il
trattamento o molto meno invasivo e
doloroso di quello che si può
pensare. Appena effettuato il
lavoro, la zona appare subito rossa,
a causa dell’infiammazione del
tessuto trattato. Tale rossore
impiegherà al massimo 48 ore per
regredire, ma nella maggior parte
dei casi bastano 24 ore. Ovviamente
per accelerare questa decongestione
è opportuno applicare pomate
lenitive specifiche, consigliate
dall’operatore. Una volta svanito il
rossore il lavoro apparirà molto
nitido, meno coprente di quanto il
ricevente si aspetta, ed il singolo
rimbalzo sarà oltre che molto
definito nei bordi, lievemente più
scuro di quanto sarà in futuro.
Questa prima situazione è
temporanea. Si identifica in
corrispondenza del primo periodo di
cicatrizzazione della pelle. Prima
che la pelle cicatrizzi
completamente, ogni singolo rimbalzo
subirà uno schiarimento (a volte
molto visibile) ed infine un ultimo
leggerissimo scurimento. Finito
questo periodo di guarigione, legato
essenzialmente alla riparazione
tissutale, può iniziare il secondo
periodo di assestamento del pigmento
nel derma.
Differenze
tra il periodo di assestamento e
cicatrizzazione
Anche se la
zona trattata, sembrerà totalmente
guarita dopo circa una settimana, in
realtà la riparazione dei tessuti è
ancora in atto. Una completa
riparazione del tessuto trattato con
Tricopigmentazione può arrivare fino
a un mese, concludendosi con la fase
di riepitelizzazione e conseguente
ingrigimento del colore utilizzato.
Finita la fase
di cicatrizzazione, i micro-depositi
di pigmento puntiformi, subiranno un
assestamento allargando i propri
bordi (il singolo rimbalzo si
sfocherà perdendo di definizione), e
quindi aumentando il loro diametro,
con conseguente aumento della
copertura totale della zona
trattata. Questa seconda fase, detta
assestamento, può durare fino a due
mesi. Ecco il motivo per cui si
preferisce andare a rinforzare dopo
circa 40/60 giorni. Se questo
periodo non viene rispettato
(anticipando la data del rinforzo),
si rischia di andare a sovra-scurire
una zona che probabilmente scurirà
autonomamente, generando una macchia
di colore scuro poco naturale.
Sostanzialmente, il risultato della
prima seduta tatuatoria, va valutato
dopo circa 2 mesi e non prima.
Non bisogna
badare alle trasformazioni iniziali
che la totalità del lavoro subisce,
la fretta di raggiungere subito il
risultato finale, in questo ambito,
potrebbe essere molto ma molto
dannosa!
Interazioni
con protesi o prodotti cosmetici
coprenti
Per quanto
riguarda i portatori di protesi, il
consiglio è quello di prendere
almeno 2 giorni di ferie dal lavoro.
Così facendo si può valutare il
lavoro senza il rossore iniziale e
decidere se rasare il resto dei
capelli (la corona temporo-nucale)
ed uscire dal tunnel della protesi
da subito, oppure aspettare che il
lavoro maturi completamente
rimandando la rasatura totale dopo
circa 2 mesi. In questo ultimo caso
è consigliato applicare la protesi
meno possibile nei mesi necessari
all’assestamento del lavoro, e
limitare i collanti sulle zone
trattate. Il tatuaggio ha bisogno di
ossigeno per completare
correttamente la guarigione. Inoltre
bisogna prestare molta attenzione
alla pulizia della protesi
soprattutto nei primi 7/10 giorni.
Comunque già dal terzo giorno è
possibile riutilizzare la protesi,
possibilmente limitando al massimo i
tempi di copertura della cute
rimuovendola ogni qual volta sia
possibile. E’ buona norma però,
rasare la corona dopo la seconda
seduta, quando si ha una maggior
probabilità di aver raggiunto un
risultato ottimale.
Se si usa
colorare la cute con sostanze
cosmetiche, è opportuno sospendere
per i primi 3 o 4 giorni, prima di
riutilizzare tali prodotti. Limitare
molto le applicazioni nei primi
dieci giorni.
Consiglio
valido in tutti i casi:
Terminata la
prima cicatrizzazione, si consiglia
di utilizzare prodotti coloranti per
la cute(Es.Toppik, Dermatch, ecc..)
, per rinforzare il risultato della
tricopigmentazione della prima
seduta, fino a quando essa non avrà
raggiunto il risultato ideale con le
sedute successive. Quando il
tatuaggio si sarà assestato, il
prodotto non avrà più ragione di
essere applicato.
Per concludere
questo paragrafo è giusto
evidenziare che:
-
L’effettuazione del tatuaggio
estetico su una cute sana e
ricca di capelli, non ha nessun
effetto negativo sulla normale
crescita del capello stesso, in
altre parole il tatuaggio (se
correttamente effettuato), non
danneggia i capelli esistenti
-
Tatuare una zona diventata
glabra non interferisce
minimamente e non pregiudica la
possibilità di un futuro
intervento di autotrapianto
-
Non interferisce con trattamenti
farmacologici locali, tipo
MINOXIDIL. Nonostante ciò è bene
sospendere le applicazioni
topiche nei giorni appena
successivi al trattamento
Preparazione
alla Tricopigmentazione
Nei
rinfoltimenti del cuoio capelluto è
consigliato sottoporsi possibilmente
rasati a zero (rasoio), o con
lunghezza di max. 2 millimetri
(rasato con macchinetta elettrica).
Questo aiuterà l’operatore
nell’esecuzione del lavoro e renderà
il risultato finale molto più
realistico. Inoltre se si utilizzano
cosmetici per la colorazione della
cute, presentarsi truccati alla
perfezione. Questo darà delle
precise indicazioni all’operatore
riguardanti l’attaccatura (hairline)
e la tonalità di colore che si è
abituati ad “indossare”.
Nelle coperture
delle cicatrici, il consiglio è
quello di presentarsi a
cicatrizzazione totalmente conclusa
e nei casi in cui questa sia
avvenuta con successo. Quindi è
necessario che la cicatrice non sia
ancora vascolarizzata, si presenti
relativamente piatta ed abbia
raggiunto un colore perlaceo. Rimane
necessario consultarsi con il
proprio chirurgo, per stabilire i
tempi minimi post-autotrapianto,
dopo i quali poter procedere con la
copertura. Anche in questo caso è
bene presentarsi con i capelli già
rasati, anche se bisogna prepararsi
al periodo post prima seduta, in cui
la cicatrice purtroppo rimarra
ancora abbastanza visibile. Nella
seconda seduta la cicatrice potrebbe
cominciare ad avere una buona
copertura. A volte è possibile dover
eseguire anche una terza seduta. (il
numero delle sedute in questo caso è
molto legato alla qualità del derma
cicatriziale).
Solo i
portatori di protesi potrebbero
presentarsi alla prima seduta ancora
con la corona non rasata. Ma anche
questa scelta è facoltativa.
In tutti gli
altri casi è opportuno presentarsi
con la lunghezza dei capelli che si
intende mantenere dopo il
trattamento, o che si è abituati a
portare tutti i giorni.
Per tutti i
trattamenti è consigliato portare a
seguito, un copricapo appena lavato.
Tipo berretto in cotone con visiera
o bandana.
Si consiglia di
non assumere, per almeno una
settimana prima del trattamento,
delle sostanze fluidificanti del
sangue, o farmaci anticoagulanti. A
questo proposito consultarsi con il
proprio medico.
Evitare di
sottoporsi al sole nei giorni
precedenti al tatuaggio (almeno una
settimana), al fine di evitare
eritemi che renderebbero impossibile
l’effettuazione del lavoro, nonché
l’attecchimento del pigmento nel
derma. |