Lifting e capelli raccolti: 10 anni di meno!

Nella chirurgia estetica esiste una tecnica finalizzata alla riduzione degli inestetismi causati dal rilassamento dei tessuti e conseguenti alla diminuzione dell’elasticità della cute, questa tecnica si chiama lifting. Può essere eseguito su vari distretti corporei, tipo braccia e glutei, ma la zona più gettonata è senza dubbio il viso. In questo caso si parla di lifting facciale, e può essere eseguito anche parzialmente su collo, guance o fronte. E’ sicuramente l’arma più drastica che esiste per la lotta contro l’invecchiamento, sfida questa, che viene soprattutto ingaggiata dalle donne intorno ai 45 anni. Come Elisa, una mia cliente, personaggio dello spettacolo e spesso ospite di programmi televisivi. Elisa è una di quelle persone che decise di ricorrere ad un intervento di lifting facciale parziale. Purtroppo il risultato di questo intervento, lasciò oltre che un volto ringiovanito di 10 anni, anche una vistosa cicatrice, biancastra ed in rilievo, sui lati del viso. Elisa, che spesso sullo schermo sfoggiava con fierezza elaborate acconciature legate, dovette passare mal volentieri a quelle semilegate, che riuscivano ad occultare il segno del bisturi attraverso delle ciocche di capelli libere. Stufa di questa privazione, decise di tornare a raccogliere i capelli, ma pensando bene di tatuare sulle cicatrici, dei piccoli capellini vicino le orecchie, simili ad una basetta composta da peluria bionda. L’idea non era male, se solo fosse stata ben interpretata! Nell’immagine si può vedere la situazione di Elisa quando entrò nel mio studio.(fig1)

In quelle condizioni, altro che acconciature legate e semilegate! Il capello sciolto era d’obbligo, sempre e comunque!

Cosa è successo ai finti capelli di Elisa? Oltre alla discutibile tecnica utilizzata per l’esecuzione delle tracce, penso sia stato impiegato un pigmento marrone con una elevata percentuale di rosso e di nero. Nei pigmenti da trucco semipermanente spesso è contenuto ossido ferrico, la cui formula chimica nella versione del marrone è Fe2O3FeO. Quest’ultimo, fortemente instabile, con il trascorrere del tempo perde il gruppo FeO, mutando quindi in Fe2O3 , ossia ossido ferrico rosso. La grossa percentuale di rosso, unita alla componente nera, in pigmentologia produce un colore violaceo.

Ovviamente le due zone sono state trattate con due miscele di pigmenti differenti. La prima miscela, quella utilizzata per la cicatrice rimasta scoperta, è stata creata miscelando dei beige, fino ad ottenere una tonalità poco più scura dell’incarnato. Mentre, per coprire la macchia viola, ho dovuto aumentare il dosaggio di giallo e di bianco, generando un beige-giallastro, che una volta sovrapposto al pigmento già nel derma, avrebbe completato il viola e ripristinato il livello di luminosità. Appena finito, il mio lavoro sembrava troppo aranciato, ma prima di iniziare avevo già avvisato Elisa di questa reazione, dovuta solo alla fuoriuscita di emoglobina che avrebbe reso i miei gialli, arancioni.(fig2)

La differenza tra un dilettante ed un professionista è la capacità di pianificazione.
Dopo circa un mese Elisa è tornata a legarsi i capelli. (fig3)

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Ennio ORSINI


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